La flottiglia di Kayak della Balkan River Defence vista dall'alto sul fiume isnzo

Nello scorso mese di luglio Legambiente FVG ha reso pubblici i risultati del monitoraggio microbiologico effettuati in sei punti del fiume Isonzo, sia in territorio italiano che sloveno, in occasione del passaggio della Goletta dei Laghi. Di questi sei punti, tre sono risultati fortemente inquinati secondo i parametri presi in esame; sono tutti in territorio italiano e sono in prossimità di depuratori o di immissioni da parte di affluenti.
L’aspetto sottolineato da Legambiente è che, seppur “il campionamento non voglia sostituirsi ai controlli ufficiali (…) restituisce comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni” e il monitoraggio può diventare “l’occasione per ribadire l’urgenza e la necessità di un piano di bacino transfrontaliero”.
Molto spesso infatti si tende a ragionare per ambiti tecnici, limiti territoriali amministrativi, ma da ormai anni tutti coloro che studiano l’ambiente, il paesaggio e l’ecologia sanno che bisogna ragionare secondo il metodo del “system thinking”, cioè guardando al problema come una piccola parte di un più ampio sistema, esaminando le interazioni e le connessioni tra le parti al fine di comprendere meglio anche le singole componenti. Inoltre con tale metodo si prende atto che la modificazione anche di una singola componente può avere effetti anche sul sistema globale.

Prendendo spunto da questi dati ho contattato Rok Rozman, l’ex atleta olimpico sloveno e kayaker che nel 2016 ha lanciato il primo Balkan Rivers Tour, il quale si è poi evoluto
fino a diventare il movimento denominato Balkan River Defence per la conservazione del patrimonio fluviale, ma anche culturale, dei fiumi balcanici, tra cui anche il Soča, cioè l’Isonzo. Il movimento è attivo nella regione che va dalla Slovenia fino alla Grecia, comprendendo anche attivisti provenienti da tutto il mondo. Il tutto per mettere in luce gli effetti che la costruzione di dighe idroelettriche stanno avendo e possono avere sui territori e sulla popolazione.

Con la consapevolezza che salvaguardare i fiumi permette di conservare anche quei legami tra le genti che si perdono nei secoli e che sono sopravvissuti anche a decenni di linee amministrative tracciate sulle cartine geografiche.

Nata come una “pazza idea” dopo la presa di coscienza da parte di Rok sull’entità enorme del numero di dighe in progetto su tutta l’area balcanica, il movimento è ora il più grande promotore attivo per la conservazione fluviale presente in Europa. Attraverso i “tour” che solcando i fiumi balcanici con i kayak, l’associazione organizza, conferenze, eventi e attività culturali al fine di ascoltare, coinvolgere e sensibilizzare le popolazioni locali e amplificare le loro richieste di conservazione e gestione ambientale. Uno dei primi fiumi solcati in segno di protesta è stato la Vjosa, uno degli ultimi fiumi selvaggi e incontaminati che scorre in Albania e in Grecia. Fiume per altro, per alcuni aspetti, molto
simile al nostro Tagliamento. Il movimento capitanato da Rozman è così pian piano cresciuto fino a veder coinvolte più di 2000 persone provenienti da 18 nazioni. A luglio il tour ha fatto tappa nella Soča Valley, la valle dell’Isonzo in territorio sloveno.

Ho avuto la possibilità tempo fa, in due occasioni di fare personalmente kajak nella valle dell’Isonzo. La prima volta nei pressi di Bovec e la successiva nei pressi di Trnovo. Solcare un fiume in kajak fa cambiare le prospettive della percezione del territorio: osservare l’ecosistema fluviale dal suo interno è profondamente diverso rispetto ad osservare il suo scorrere dalle sponde. Walter Bonatti, alpinista ed esploratore, solcando il fiume Yukon nel 1965 raccontava in merito:

“Intanto mi sento inondare da una profonda serenità, e tutta l’agitazione dell’esistenza in me defluisce e si disperde. Ciò che è rimasto ancora lì impigliato nell’anima, e che nel vivere tumultuoso di ogni giorno in città pareva tanto importante, adesso non rappresenta che una cosa insignificante. Ancora una volta, guardandomi attorno, nello stato di grazia che sto vivendo, mi sembra di osservare per la prima volta il mondo.” Walter Bonatti, In terre lontane, Baldini & Castoldi, 1997, Milano.


Ho sempre visto il tuo progetto con molto interesse, c’è una visione globale delle conseguenze delle azioni locali. Oggi esiste una maggiore e più diffusa consapevolezza di essere all’interno di un sistema finito, il sistema del pianeta Terra, i cui equilibri sono enormemente precari. Il progetto Balkan River Defense può dare l’esempio per gli altri? La consapevolezza ambientale oggi, nei Balcani, è più percepita dalla popolazione o dalle istituzioni?

La necessità di difendere la natura non è niente di così veramente nuovo. Ci sono sempre state persone di buonsenso che ragionavano sul come vivere in una maniera sostenibile sul lungo periodo e quelli avidi che vedevano solo un nuovo cavallo, una nuova casa, una nuova macchina . Il problema al giorno d’oggi è che il sistema è drasticamente a favore degli avidi e quindi l’equilibrio è stato perso; ce ne sono più che mai. La vita è stata troppo semplificata e si è staccata dalla realtà. Andiamo a lavorare, trascorriamo la maggior parte del tempo all’interno di un edificio facendo qualcosa per ottenere soldi con i quali poi andiamo in un negozio per soddisfare tutte le nostre esigenze e risolvere tutti i nostri problemi. Ecco perché la società ha bisogno di azioni radicali per uscire da questo pericoloso circolo vizioso. Il nostro (eco)sistema è limitato, i nostri pensieri che spesso si tramutano in desideri materiali certamente non lo sono: questo è il problema fondamentale. Ma questo concetto, nonostante sia spesso mostrato come marginale e speciale, è il più semplice possibile.

Questo è il motivo per cui non mi piace essere chiamato attivista.


Non considero quello che sto facendo assieme al mio team qualcosa di super speciale. La ritengo una richiesta semplicemente legittima se vogliamo fermare l’avidità che distrugge inutilmente i fiumi che sostengono le ultime comunità e che danneggiano gli ecosistemi in Europa. Questo è il motivo per cui sarei super felice se fossimo d’esempio agli altri. Abbiamo iniziato da una folle idea immaginata davanti ad un boccale di birra, da un individuo che ha riunito amici con conoscenze diverse che però condividevano una cosa: il desiderio di una giustizia semplice. Abbiamo fatto tutto ciò che abbiamo fatto con il tremolio delle mani, non abbiamo utilizzato fondi dell’UE, non abbiamo perso troppo tempo a parlare di ciò che avremmo fatto, ma invece l’abbiamo semplicemente fatto. Nessuna garanzia di successo; ma abbiamo sempre avuto chiaro in mente che anche solo provare sarebbe stato meglio che lamentarsi. E ha funzionato.

Nei Balcani si dice che la fortuna segua i più coraggiosi (o pazzi)

e noi continuiamo a seguire questo detto. È certamente molto piacevole vedere sempre più piccole iniziative civili formarsi in tutta Europa che si oppongono allo sfruttamento e all’avidità. Quindi sì, ci sono più battaglie ambientali combattute dai membri della comunità che dalle istituzioni; ad essere sincero, mi fido di questi individui appassionati molto più delle istituzioni gestite dal governo.

Rok difronte alla più alta diga della Slovenia, determinato affinché non vengano più costruiti sbarramenti del genere. Photo © Jan Pirnat

La squadra comprende anche scienziati e partner accademici. Quanto è importante comunicare i problemi ambientali alla popolazione e alle istituzioni attraverso dati scientifici? Vedo che hai anche presentato il tuo progetto al TEDx di Lubiana.

Sì, dopo i primi due anni di decisioni prese mentre gli eventi accadevano, senza un piano predeterminato, cercando di essere presenti in tutti questi posti e sostenere il maggior numero di battaglie possibili, ci siamo resi conto che dovevamo in qualche modo ottenere argomenti misurabili. Avevamo emozione, passione e determinazione, ma mancava ciò che conta nelle discussioni legali e negli incontri con i decisori. Questo è il motivo per cui abbiamo ideato la piattaforma River Intellectuals, in cui l’idea di base è quella di coinvolgere gli studenti nel loro
ultimo anno di università (studenti di Master o dottorandi) che lavoravano su tesi che possono indicare ciò che presumono stia accadendo e quindi fornire nuove conoscenze sotto forma di articoli scientifici. Non solo nel campo della biologia, ma anche nel campo dell’economia, della sociologia, della geologia, della filosofia, ecc. E anche questa idea ha preso realmente vita: nel nostro primo anno abbiamo già più di 5 studenti che stanno facendo il loro master in tesi di dottorato sul tema dei fiumi interessati da dighe. Inoltre sono stati coinvolti anche molti professori ed università. Il culmine di questo è stato il Students for Rivers Camp di quest’anno che si è tenuto nella valle dell’Isonzo a lato del tour BRT4 e che promette di essere
la base per futuri progetti. Colmare il divario tra scienza e pensiero comune è estremamente importante e l’attivismo può davvero avere successo solo se appoggiato dalla scienza e viceversa. Ma lo sappiamo, al giorno d’oggi, tutto passa attraverso il modo in cui presenti i fatti e coinvolgi le persone, ecco perché siamo presenti a molti eventi tra i quali i Ted talk, presentazioni, festival cinematografici, tavole rotonde, ecc.


Quanto è importante il supporto di un’azienda come Patagonia, che ha da sempre, grazie alla visione del fondatore Yvon Chouinard, l’obiettivo di proteggere l’ambiente? Credi che altre aziende possano contribuire al tuo progetto e condividere la tua visione?

Alla fine hai comunque sempre bisogno di supporto in termini di denaro e attrezzatura. Ed è particolarmente difficile ottenere questo dal governo, dalle istituzioni, dall’UE per un movimento che mira a mettere in luce la corruzione e gli immensi profitti che guidano questa mania della diga in cui sono tutti coinvolti. Ecco perché eravamo davvero felici quando Patagonia, con cui eravamo in contatto fin dall’inizio, ha deciso di inserire la lotta per i fiumi balcanici nella loro agenda globale. Hanno aiutato l’intera causa utilizzando il loro immenso raggio d’azione mediatico che ha portato anche a mettere in una posizione piuttosto scomoda alcuni investitori e aziende. Per la nostra organizzazione, fino ad oggi, il supporto da parte di aziende esterne rappresenta oltre il 70% del nostro budget annuale e possiamo fare ciò che facciamo grazie a loro. Questo per aziende come Patagonia, ha anche senso: se i marchi di outdoor si trovano in un mondo in cui non ci sono più luoghi selvaggi, smetteranno di vendere le attrezzature che producono. Io vedo questa relazione più come una cooperazione che come una sponsorizzazione. Yvon una volta ha chiarito bene questo concetto:

“Se c’è una persona là fuori disposta a fare una battaglia che ci avvantaggia tutti, dovremmo sostenerlo”.

Vorrei e già vedo sempre più marchi andare finalmente nella stessa direzione. Il loro motivo potrebbe essere solo quello di crearsi una immagine eco-friendly (greenwashing), ma comunque permette di mantenere i riflettori accesi sul tema della conservazione della natura. Siamo riusciti a creare un fondo davvero interessante, chiamato Free Rivers Fund, insieme ad altri due kayakisti 3 anni fa, che ora è una piattaforma seria che percepisce denaro dai marchi di kayak e lo distribuisce a progetti di conservazione dei fiumi in tutto il mondo. È la dimostrazione che si può fare!


Quali saranno i prossimi eventi promossi da Balkan River Defense? Credi che il tuo progetto possa essere ampliato geograficamente coinvolgendo altre nazioni e altre popolazioni?

Abbiamo ancora l’ultima settimana del Balkan Rivers Tour 4 in Bulgaria tra il 24 e il 29 settembre, che sarà l’ultimo grande evento quest’anno. Oltre a questo, stiamo ancora girando per festival cinematografici in tutto il mondo con il nostro documentario completo The Undamaged che racconta la storia della lotta per i fiumi tra la Slovenia e la Grecia. Ci stiamo anche preparando per i prossimi anni, al Balkan Rivers Tour 5 e provando a fare tutto il possibile per mantenere il flusso di lavoro che ci permette di aiutare direttamente le battaglie locali in tutti i Balcani. Penso che questo nostro concetto possa essere applicato in qualsiasi parte del mondo, purché ci siano abbastanza persone appassionate che aprano gli occhi su ciò che è sbagliato e preferiscano concentrarsi sulle soluzioni anziché lamentarsi. Soprattutto con la rete di River Intellectuals questo modo di agire si sta già spostando verso altri fiumi e regioni come il Sud America e l’Asia. Altre azioni che partono dalla base sono quelle come di #AdessoBastaCentrali! o quelle in difesa del fiume Tagliamento in Italia.

La natura non conosce i confini ed è davvero bello vedere come i fiumi uniscono diverse nazioni le cui popolazioni si organizzino per fare qualcosa di buono.

Il mio desiderio personale per il futuro è fare qualcosa di grande con gli amici italiani per dare al nostro Soča / Isonzo il rispetto e la cura che merita essendo uno dei fiumi più belli del mondo. Nel 2019 non ci dovrebbe essere posto per 7 grandi dighe e 2 deviazioni, che asciugherebbero il fiume e immetterebbero un’immensa quantità di inquinamento in un corso d’acqua del genere. Sembra che non rimarremo a corto di “lavoro” per lungo tempo, quindi unitevi a noi.

Rok mentre pratica la pesca con la mosca nel letto del fiume Isonzo assieme ai suoi compagni . Photo ©Anže Osterman

Get Involved

Nel sito web di Balkan River Defence, alla sezione “get involved” potete trovare un elenco di sei punti su come poter intraprendere un percorso di conoscenza, sensibilizzazione, ed attivismo per salvare un fiume a voi caro. Nel frattempo potete vedere i video delle attività di Balkan River Defence al link https://vimeo.com/leewaycollective, forse alcuni fiumi non vi sembreranno molto diversi da quelli che scorrono in Friuli Venezia Giulia, forse qualcuno, vedendo le bellezze di luoghi lontani, apprezzerà maggiormente il paesaggio quelle che osserva ogni giorno,comprendendo che i fiumi non conoscono confini.

Disobbedienza civile della Balkan River Defence crew. Photo © Jan Pirnat

https://balkanriverdefence.org/

facebook: @balkanriverdefence

instagram: @Balkan River Defence

Articolo pubblicato su | Article published on: “La Flame_ La cultura non è conservare la cenere, ma mantenere viva la fiamma “, n°5 , anno II, settembre-ottobre pagg.10-12


ENG:

Who fights for our rivers?

Interview with Rok Rozman – Balkan River Defence

In July, Legambiente FVG published the results of the microbiological monitoring carried out at six points on the Isonzo river, both in Italy and in Slovenia, on occasion of the passage of the Goletta dei Laghi. Of these six points, three were strongly polluted according to the parameters examined; they are all in Italian territory and are near of purifiers or inputs by tributaries. The aspect underlined by Legambiente is that, although “this testing doesn’t want to replace official controls (…) it nevertheless returns a useful snapshot to identify problems and think about solutions” and monitoring can become “an opportunity to reiterate the urgency and need for a cross-border basin plan”.

Very often there is a tendency to reason for technical areas, administrative territorial limits, but now, all those who study the environment, the landscape and ecology know that we must think according to the “system thinking” method, that is looking at the problem as a small part of a larger system, examining the interactions and connections between the parts in order to better understand the individual components as well. Moreover, with this method it is noted that the modification of even a single component can also have effects on the global system. Taking inspiration from this data, I contacted Rok Rozman, an ex Slovenian Olympic athlete and kayaker who founded the in 2016 the first Balkan river Tour which then evolved into the movement called Balkan River Defence. The main aim of the movement is conservation of the environmental and cultural heritage of the Balkan rivers, including the Soča river.

The movement is active in the region between Slovenia and Grecce, but also activists from all over the world are joining them to highlight the effects that the construction of hydroelectric dams have on free flowing rivers. With the awareness that safeguarding the rivers allows us to preserve even those links between the people, links that are lost over the centuries, survived decades of administrative lines drawn on the geographical maps.

Started as a “crazy idea” after Rok became aware of the enormous importance of digging into the project over the entire Balkan area, the movement became the largest direct action for river conservation in Europe. Through the “tours” that are sailing the Balkan rivers with kayaks, the association organizes conferences, events and cultural activities in order to listen, involve and sensitize the local conditions and amplify their requests for conservation and environmental management. One of the first rivers furrowed in protest was the Vjosa, one of the last wild and unspoiled rivers that flows in Albania and Greece. River for other, in some ways, very similar to our Tagliamento. The first Balkan Rivers Tour in 2016 led by Rozman has gradually grown to see more than 2,000 people from 18 nations involved. Since then they have made 3 more Balkan Rivers Tours, and the second week of this yeats Balkan Rivers Tour 4  in July made a stop in the Soča Valley in Slovenian territory.

I had the chance a while ago, on two occasions, to kayak in the Soča valley. The first time near Bovec and the next near Trnovo. Crossing a river in kayak causes the perspectives of the perception of the territory to change: observing the river ecosystem from inside it is profoundly different from observing its flow from the banks. Walter Bonatti, mountaineer and explorer, sailing along the Yukon river in 1965 told about it: “In the meantime, I feel myself flooded by a profound serenity, and all the agitation of existence in me flows out and disperses. What has remained there entangled in the ‘soul, and that in the tumultuous living of every day in the city seemed so important, now it represents only an insignificant thing. Once again, looking around me, in the state of grace that I am living, I seem to observe the world for the first time.” Walter Bonatti, In terre lontane, Baldini & Castoldi, 1997, Milano

– I have always seen your project with a lot of interest there is a global vision of the consequences of local actions. Today, there is a greater and more widespread awareness of being within a finite system whose equilibriums are enormously precarious. Can the Balkan River Defense project set an example for others? Is environmental awareness today, in the Balkans, more perceived by the population or institutions?

Need to stand up for nature is nothing really new. There have always been people with common sense that thought about how they will sustain themselves in long and fair way and the greedy ones that only saw one new horse/house/car ahead (they were resellers and stood up for money “progress”). The problem nowadays is that the system is drastically in favor of the greedy ones and thus the balance has been lost; there is more of them than ever. Life has become too simple and detached from reality. We go to work where we spend most of the time inside a building doing something in order to get the money with which we then go to the shop and to the pharmacy to satisfy all our needs and solve all our problems. This is why the society needs radical actions to step off of this dangerous treadmill. Our (eco)system is finite and our ideas are desires certainly are not, which is the fundamental problem. But this topic, despite always being shown as marginal and special, is as basic as it gets.

This is why I don’t like being called an activist. I don’t consider myself and our team doing anything extra special. If we want to stop the greed unnecessarily destroying rivers that sustain last sustainable communities and ecosystems in Europe I think this is a totally legit demand. Therefore I would be super happy if we set an example to others. We started off as a crazy beer induced idea of an individual that brought together friends with different knowledge that shared one thing – desire for simple justice. We did all we did with shakes of hands, we used no EU funds, we didn’t waste too much time talking about what we will do but we rather just did it. Nobody guaranteed it will be a success, but we always said well even just trying is better than only complaining. And it worked. In the Balkans there is a saying that luck follows the brave (or crazy) ones and we still stick to that. And it sure is very pleasing to see more and more little civil initiatives forming throughout the Europe that are standing up against exploitation and greed. So yes, there is more environmental battles being fought by community members that institutions. To be honest I trust those passionate individuals way more that the governmentally run institutions.

– The group also consists of scientists and academic partners. How important is it to communicate environmental problems to the population and institutions through scientific data? I see you also presented your project at the TEDx in Ljubljana.

Yes, after first two years of flying by the seat of our pants and trying to be at all these places at the same time and help as many battles as possible we have realized we need to somehow get a measurable arguments. We had emotion, passion and determination, but we lacked what counts in legal cases and meetings with decision makers. This is why we came up with the platform River Intellectuals that had a basic idea of getting students that are in their last year of university (either Master or PhD students) on board with thesis that would test what we assumed is happening and then provide this new knowledge in a form of a scientific paper. Not only in the field of biology but also in the field of economy, sociology, geology, philosophy, you name it. And it kicked off, in our first year we have got more than 5 students already doing their master of PhD thesis on the topic of damming rivers and many professors and universities got involved too. The pinnacle of this was this years’ Students for Rivers Camp which happened in the Soča Valley alongside the BRT4 and will be echoing with cool projects for at least a year. Bridging the gap between serious science and everyday people is extremely important and activism can only really be successful with science and the other way around. But as with everything nowadays, it is all about the way you present the facts and get people involved, this is why we are present at many events: Ted talks, presentations, film festivals, round tables, etc.

-How much important is the support of a company like Patagonia, which has always, thanks to the vision of the founder Yvon Chouinard, also aims to protect the environment? Do you believe that other companies can contribute to your project and share your vision?

At the end of the day you always need support in terms of money and gear. And it is especially hard to get this from governmental of EU institutions for a movement that is aiming to expose the corruption and immense profits driving this dam craze they are all involved in. This is why we were really happy when Patagonia, who we were connected with from the start, decided to bring fight for Balkan rivers on their global agenda. They helped the whole cause by utilizing their immense media outreach that got some investors and companies in a pretty uncomfortable position. Until today support by outdoor companies represents more than 70% of our annual budget and we can do what we do because of them. But it also makes sense: if outdoor brands get in a situation where there is no more wild places they will stop selling the gear they make. I see this relationship more as cooperation than sponsorship. Yvon once put it nicely: “If there is a person out there willing to do the fight, we should support it”. I wish and already see more and more brands finally going in the same direction. Their motive might be just to make themselves an eco-friendly look (greenwashing), but at least this can be something that will keep grassroots nature conservation afloat. We managed to create a really cool fund, called Free Rivers Fund, together with two other kayakers 3 years ago that is now a serious foundation that gets money in from kayaking brands and gives it out to cool river conservation projects around the world. It is proving it can be done!

-What are the upcoming events promoted by Balkan River Defense? Do you believe that your project can be expanded geographically by involving other nations and other populations?

We still have the final week of Balkan Rivers Tour 4 in Bulgaria ahead of us between September 24-29th which will be the last big event this year. Alongside of that we are still touring film festivals around the world with our full feature documentary The Undamaged that tells the story about the fight for rivers between Slovenia and Greece. We are also getting ready for the next years Balkan Rivers Tour 5 and trying to do all we can to keep all the work flow that directly helps the local fight throughout the Balkans. I think this concept of ours can be applied anywhere in the world as long as there is enough passionate people around that see what is wrong and prefer to focus on solutions instead of complaining. Especially with the network of River Intellectuals this concept is already moving to other rivers and regions such as South America and Asia and it seems we will soon see more. Other actions that start from the base are those of #AdessoBastaCentrali! or those in defense of the Tagliamento river in Italy. Nature doesn’t know borders and it is really cool to see how rivers are uniting different nations that step together to do something good. My personal wish for the future is to do something big with fellow Italians to give our Soča/Isonzo the respect and care it deserves by being one of the most beautiful rivers in the world. In 2019 there should be no place for 7 big dams, 2 diversions that dry the river off and immense amount of pollution on a river like that. It seems like we won’t run out of ‘work’ for a long time so come join us and make it more efficient.

On the Balkan River Defence website, in the “Get Involved” section, you can find a list of six points on how to embark on a path of knowledge, awareness, and activism to save a river dear to you.In the meantime you can watch the videos of the activities of Balkan River Defense at the link https://vimeo.com/leewaycollective, perhaps some rivers will not seem very different from those that flow in Friuli Venezia Giulia, maybe someone, seeing the beauty of distant places, will appreciate more the landscape that looks every day, understanding the rivers know no borders.

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